sabato 6 gennaio 2018

FIOCCA

Caro Mario, come fiocca. Facendo i conti, da Natale in poi, direi che ne è venuta più di un metro, e altrettanta ne prevedono nei prossimi giorni. Una settimana fa era neve ghiacciata, piccoli cristalli acuminati spinti qua e là da un vento gelido, di quella che ti frusta in faccia quando vai per strada; oggi che fa più caldo viene giù fitta, a fiocchi spessi, e si accumula a vista d'occhio. Benché io passi parte della mia vita in questa baita a duemila metri, devo confessarti che non ho un buon rapporto con la neve: mi fa sentire isolato, rende l'andare in paese difficile o a volte impossibile, e anche camminare nel bosco è faticoso, quando a ogni passo affondi fino al ginocchio. Così resto in casa. Penso ai selvatici rintanati sotto alle barme. Guardo dalla finestra gli abeti carichi, hanno spalle di monaci curvi nelle tonache ben chiuse, e i larici spogli e slanciati che sono fragili creature estive e a volte si schiantano sotto il peso della neve, e nel pomeriggio ascolto il rombo delle valanghe. Le valanghe, se tutto va bene, cadono nei punti che sappiamo, e anzi le aspettiamo quando nevica tanto e loro non sono ancora cadute: è meglio dopo che prima, quando sono sospese in bilico sui pendii; è meglio quando ormai ferme e assestate intasano i canaloni. Le conosciamo così bene che potremmo dare a ogni valanga un nome. Eppure quel rombo è angosciante lo stesso: assomiglia a un tuono, o a un crollo fragoroso sopra la testa. Anche quando sai cos'è, viene istintivo cercare riparo.


Però, caro Mario, sono contento per i miei amici che lavorano con la neve. Qui tutti, in un modo o nell'altro, dipendono da lei, perfino chi d'estate pascola le mucche e d'inverno vende il formaggio agli sciatori. Erano preoccupati, in novembre, perché dopo un anno di siccità le vasche dell'innevamento artificiale erano mezze vuote, e non si sarebbe potuto sparare a lungo. Ora invece sparare non serve più e il mio amico cannoniere passa spesso a trovarmi, in sella alla sua motoslitta, sfaccendato in queste notti in cui il cielo fa il lavoro al posto suo. Chi si è beccato gli straordinari sono i gattisti che la sera incontro al bar e che poi fanno su e giù fino all'alba, perché gli sciatori all'apertura degli impianti trovino le piste battute: una passa davanti a casa mia e così a letto, di notte, vengo investito dai fari della grande ruspa che passa rombando, e se per caso sono in piedi vado alla finestra a salutare. Non è un disturbo, anzi: così come tutta questa neve mi angoscia, il passaggio di qualche anima mi fa compagnia. I gattisti poi li conosco, d'estate uno fa il muratore e l'altro sale in alpeggio con le mucche. Se non fossero in servizio, li inviterei dentro per un bicchiere.

Da me si beve vino e niente acqua: dopo un anno senza pioggia non solo le vasche dell'innevamento sono vuote, ma pure la mia fonte si è prosciugata. L'acqua nella baita arriva, o meglio arrivava, con il sistema più semplice del mondo: un tubo che parte da una sorgente un centinaio di metri più a monte me la portava in casa. Qui di acqua ce n'è sempre stata, non per niente il nome del villaggio è Fontane, eppure l'altro giorno ho aperto il rubinetto in cucina e ne è scesa sempre meno, finché l'ultimo filo incerto ha lasciato il posto al verso gutturale dei tubi vuoti. Allora ho messo le ciaspole, ho preso la pala e ho risalito la valletta di Fontane fino al punto in cui si trova, o dovrebbe trovarsi, la sorgente che dà il nome al villaggio; ho scavato nella neve e ho scoperto che là sotto era tutto asciutto. Il mio tubo nero sporgeva triste nel solco del ruscello che, normalmente, scorre estate e inverno in mezzo al pascolo. Avrei potuto parlarci dentro e salutare qualcuno nel bagno di casa.

Caro Mario, in dieci anni di montagna ho imparato che in queste situazioni due cose non bisogna perdere, la calma e l'ironia. C'è del ridicolo nell'essere sommersi dalla neve e senza acqua. Mi sono ricordato di quel verso del Vecchio marinaio in cui il naufrago nell'oceano si lamenta della sete: “Acqua, acqua dappertutto, e non una goccia da bere!”. Naturalmente ho provato la soluzione più romantica, ma ho scoperto che sciogliere la neve sul fuoco non conviene per nulla: impiega molto tempo, consuma troppo combustibile, e di una pentola di neve fresca non resta che un terzo o un quarto d'acqua, che poi nemmeno si può bere. Così mi sono avventurato giù in paese e ho comprato due taniche da quindici litri, che ora riempio a una fontana e poi trascino su fino a casa, caricandomele sulla schiena e pensando ai miei portatori nepalesi di un paio di mesi fa. Di un'acqua così preziosa si riscopre il valore: ne basta una tazza per lavarsi i denti, una pentola per lavare i piatti, un piccolo secchio per lo scarico del bagno. Per fare la doccia chiederò ospitalità a qualche amico.


Ho un lucernario, sul tetto, grazie a cui riesco a immaginare che cosa si provi a essere una creatura che vive sotto la neve, come le arvicole di cui trovo le tane al disgelo. Sopra il lucernario un po' di neve si scioglie per il calore della casa, e io immagino che succeda lo stesso con il calore del terreno: così, anche sotto uno strato molto spesso di neve, si formano camere d'aria, bolle dalle strane forme, gallerie che seguono chissà quali linee del calore. Il soffitto di neve di queste camere diventa più chiaro, se per qualche ora il cielo dà tregua e il sole comincia a scaldare, e si arriva quasi a sperare che presto quel soffitto si buchi, e arrivi primavera. Ma poi comincia a nevicare di nuovo, il soffitto della camera si ispessisce, sotto diventa buio. Allora le piccole arvicole e gli scrittori con il naso in su si rassegnano: sarà ancora lungo l'inverno.

Caro Mario, è cominciato l'anno 2018 e con questo sono dieci che non ci sei più. Mi manchi moltissimo. Vorrei leggere le notizie dalla tua montagna, quello che pensi guardando il bosco, quello che scopri ancora alla tua età. Vorrei leggere degli inverni lontani che la neve ti fa tornare in mente, dei tuoi sentieri che nasconde alla vista, delle storie che ti racconta al mattino, rivelando passaggi notturni ai tuoi occhi da cacciatore. Qui da me viene solo la volpe, ogni tanto, a vedere se nella ciotola del cane è rimasto qualche avanzo. Dicono che siano tornati i lupi, io però non li ho ancora visti e non ci tengo, se devo essere sincero. Fuori fiocca, caro Mario, e io bevo un bicchiere alla tua salute e penso a tutte le cisterne e le vasche segrete della montagna, alle grotte gorgoglianti, ai torrenti sotterranei, a quel che c'è prima delle sorgenti: a tutti questi pozzi che un anno senza pioggia ha lasciato vuoti. Penso che la neve di oggi sarà l'acqua di domani. Benedetta neve.


14 commenti:

  1. Paolo non ci conosciamo.
    Grazie alla tua sensibilità nel descrivere situazioni, esperienze e ,perché no, emozioni che le montagne tra cui sono nato e cresciuto ci hanno regalato, ho iniziato nel migliore dei modi il nuovo anno !
    Berio e Bruno, se sei d’accordo, li aggiungo agli amici sinceri e silenziosi che sempre mi hanno aiutato a superare momenti difficili . Momenti che , inevitabilmente , il “mondo storto” ci offre ogni volta che,distratti , non guardiamo verso l’alto . Grazie , buona vita, treinadan !
    Claudio

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  2. Ho terminato la lettura di "Le otto montagne" ieri sera. Se una storia mi piace, e soprattutto apprezzo il modo in cui è scritta, leggo in breve tempo. Questo romanzo l'ho "consumato" in poche ore. E' facile affezionarsi ai personaggi ( pochi) di questa memoria della montagna,così come non si può fare a meno di pensare da subito che ci sia molto di personale nella stesura di un racconto che affronta temi parecchio intimi. La bellezza delle cime è immediatamente percepita da chi legge,esattamente come l'autore deidera che venga percepita : come qualcosa che puoi provare ad immaginare, ma che non potrai mai conoscere veramente se non la sperimenti. E se sei capace di scrivere in questo modo, sei davvero bravo!
    Vivo al mare da quando sono nata , cioè dai lontani anni Sessanta, quando le spiagge rappresentavano il sogno estivo di chi era intrappolato nelle città padane per tutto l'anno . Non mi sono mai trasferita altrove; simile a molte persone della mia età, ho costruito nido e famiglia nel posto in cui sono nata. Al mare scrivo, ma non pubblico, forse perché non ne ho mai avuto il coraggio...Il mare per me è fonte di ispirazione, è scuola di vita, è l'unica dimensione possibile ora che sto diventando anziana. Penso che se dovessi spiegare il mare a chi non lo ha vissuto , mi troverei in seria difficoltà. Condivido da più di trent'anni ormai il mio cammino con un marito che ha lavorato sul mare , che ama la pesca, che parla molto di barche, che adora il silenzio di certe giornate in cui riesce a dialogare soltanto con il mare. Ho provato a raccontargli in estrema sintesi "Le otto montagne" . Mi ha detto che non esiste differenza tra chi ama la solitudine dei monti e chi preferisce quella degli orizzonti liquidi.
    E forse ha ragione : sono sentimenti forti che si possono raccontare soltanto a chi li ha vissuti.
    Grazie per avermi offerto la possibilità di capire, anche se resto convinta di aver compreso soltanto una minima parte della bellezza che ti ha ispirato.

    Marina

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  3. Ci pensavo da poco, (ri)leggendoti e ripensando al mio primo luglio a Estoul, a quanti punti in comune abbiano i monti e il mare, il vostri orizzonti innevati e i nostri uguali, bianchi di spuma soffiata dal maestrale. In queste righe ne trovo la conferma, sottolineata dalla nostalgia alla vista di quegli abeti che così, in Sardegna, non esistono.

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  4. Bellissimo leggerti e rileggerti in queste pagine, come fosse un bar in cui incontri i vecchi amici che ti aspettano lì, lontano dai riflettori, e non ai firmacopie dove prima eravamo in pochi mentre ora c'è ci sono folle. Ciao Paolo, un abbraccio

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  5. Quando devo tornare in città, dopo tanti giorni trascorsi fra le mie montagne, sono sempre triste. I tuoi racconti mi riempiono il cuore, vorrei avere anch'io la mia baita solitaria un giorno. L'anno scorso ho trascorso un mese al Rifugio Boccalatte come volontaria, senza acqua corrente. C'era una calotta di neve, in alto, che sciogliendosi gocciolava giù dalla grondaia. Riempivamo pentole e catini e quel tintinnio di gocce era la nostra salvezza. Un paio di volte feci una specie di doccia lassù, a 2830m, su quella terrazza a picco sul ghiacciaio. Che felicità, grazie per ricordarmi quelle emozioni e per suscitarmene di nuove. Sono una cittadina con un'anima selvatica. Ciao Paolo, Roberta Heidi

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  6. abito in Pejo, sopra Saint Jacques, leggerla ora, leggere i suoi libri, è l'immedesimarsi totale, la contiguità piu profonda. Grazie. Sono una giornalista del Secolo XIX in pensione, ho un blog sul volontariato che si chiama pienidigiorni.com in cui ho parlato anche degli amici di Ripartire dalle Cime Bianche. Le chiedo se posso linkare nel post, che è gi pubblicato, un suo straordinario intervento sul vallone che ho letto questa estate. E mi legga il blog, la sera mentre aspetta i gattisti, sono sicura che le piacerà. Donata Bonometti, Genova

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  7. Sto leggendo le 8 montagne. C'è anche la tua dedica con un abbraccio. Grazie - anche se non ci conosciamo di persona. Io comunque sono uno di quelli che hai incontrato sotto i massi vicino a Grana. Quindi uno di quei tanti che hai conosciuto. Un ex alpinista ormai. O forse un aspirante alpinista. Uno che da giovane ha vissuto la montagna in modo parziale e che da uomo maturo ripercorre i sentieri, le creste e le vie che ha salito e sceso allora cercando nuove suggestioni e nuove risposte alle domande che nascono dentro vivendo. La montagna dentro e la collina fuori. Buona giornata

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  8. sono una vecchia ragazza nata in un paesino di 350 anime ( comprese le mucche, gli asini e le pecore) dell'altissima Valtellina, sotto la Cima Piazzi.Ho aspettato molto tempo prima di leggere Le otto montagne un po diffidente verso i libri che vincono premi. e ho avuto una bella sorpresa: e' scritto bene e' bellissimo e mi ha regalato il ricordo di come era il mio paese durante la mia infanzia e adolescenza, come erano i boschi in cui noi cugini passavamo i pomeriggi senza che le mamme si preoccupassero e venissero a cercarci. Ho ritrovato nel carattere di Bruno, dei suoi parenti quello brusco dei montanari, dei miei paesani, che pero' quando ti accolgono, sei uno di loro.
    Su certe pagine, caro Paolo, ho pianto di nostalgia. Ma mi ha fatto bene. Ti prego scrivi ancora di paesi, di boschi di montagne.Ti lascio con la frase che Giovanni Segantini disse su al Munt de la Bes-cha il 28 settembre 1899 nei suoi ultimi momenti di vita: "Voglio vedere le mie montagne"

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  9. Ciao Paolo,
    è sempre un piacere leggere ciò che scrivi. Ci siamo visti a Torgnon questa estate per la presentazione de "Le otto montagne": un romanzo che ho letto tutto d'un fiato, utopico, fatto di concretezza e astrazione allo stesso tempo.
    Anche io amo molto la montagna, una montagna simile alla tua, ancora poco contaminata dal turismo. Per i casi della vita, forse lavorerò di nuovo anche con la montagna, a un progetto di ricerca sui nomi di luogo dela montagna piemontese. Il progetto ha un sito, se questo progetto ti incuriosisse: atpmtoponimi.it . Se volessi venire a far visita, scrivimi qui: albertoghia.mg [at] gmail.com; le colleghe (e anche io, se vinco il bando!) saranno ben liete di mostrarti i risultati, nella sede di Torino. Magari interessa anche agli altri amici del Richiamo della Foresta...
    A presto!

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  10. Ciao Paolo, da tempo seguo i tuoi scritti e leggere le tue parole é sempre molto emozionante. Riesci ad unire stile e contenuto in modo che possano arrivare dritto all'anima. Complimenti. Vorrei scrivere molte cose, ma forse il post su un blog non é la forma ideale. É possibile avere un indirizzo mail o postale al quale fare riferimento per scrivere in forma privata?
    Per ora, buona strada
    Giulia

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  11. Ho appena finito di leggere "Le Otto Montagne". Un libro che mi è stato regalato da una cara amica. Grazie per questo bel regalo che hai fatto a me e alla letteratura in generale. Mi ha riportato indietro alle mie emozioni e sensazioni di quando, ormai quasi trenta anni fa, lessi "Due di Due". Sarà perchè le storie di amici che si prolungano del tempo sono come il vino, che diventa più buono col passare degli anni, sarà perchè la montagana mi ha sempre affascinato. sarà perchè il lieto fine non c'è o, come nella vita, non è quello che ci aspettavamo...sarà....ma anche questo libro resterà scolpito nella mia memoria nel tempo. Alberto

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  12. Ciao Paolo. Mi chiamo Elena, sono del 1980 e vivo a Milano. Sin da piccola vedo le montagne lecchesi di fronte a casa mia, lontane ma non troppo, sono la prima cosa che ricerco ogni mattina quando tiro su le tapparelle. Ho regalato il tuo libro "Le otto montagne" ai miei genitori per Natale, senza averlo letto prima io, perchè avevo avuto una sensazione potente..non solo avevo visto giusto, ma ora che finalmente ho potuto leggerlo anche io, sono rimasta sconvolta! I miei nonni erano piemontesi da parte di padre e mantovani da parte di madre. Sono venuti a Milano a vivere. I miei genitori si sono conosciuti da adolescenti in una colonia in Val di Fassa. Io ho imparato a camminare in montagna e a 3 anni una foto mi ritrare felicemente a cavallo di una capretta. In montagna ogni anno..un mese almeno. All'inizio Valtellina, poi 30 anni in Val di Fassa, ora Val Camonica, nel parco dell'Adamello. D'estate, in autunno coi suoi colori che sanno scaldare fin dentro l'anima, in primavera con la rinascita, i mille colori dei fiori e da poco in inverno con le ciaspole (non so sciare nè ci tengo) La montagna...è la mia vita..ma le "radici" che ci sostengono, ci evitano di cadere, ci danno sicurezza, a volte possono rappresentare un'ancora..qualcosa che ci blocca. Nel tuo libro, Paolo, ho rivisto me. L'ho regalato ai miei genitori perchè in tutti i modi ho provato a dire che quello che voglio non è qui, non è la mia vita quella che mi sento scorrere tra le dita..sono rimasta sola, ho solo loro, sono senza lavoro attualmente..e non ho nessun "appoggio" o qualcuno con cui condividere un progetto per una "fuga da Milano"(o meglio, una rinascita, un inizio altrove). Non mi sento capita da nessuno..speravo che il tuo libro, le tue parole (dato che le mie non sono mai state capite)potessero aprire gli occhi ai miei genitori..ma invece no. In compenso a me a toccato le corde del cuore. Io capisco quello che scrivi nel libro, lo sento il silenzio, so cosa vuol dire andare su da soli (io amo andare da sola per boschi, a volte in punta di piedi solo per il gusto di non rovinare coi passi dei miei scarponi quell'atmosfera magica), salire oltre un dosso e guardare oltre, sentendoti parte della vita che ti circonda, respirando quell'aria, a volte desiderando di poter abbracciare tutto, col cuore gonfio di emozioni..e sentirsi piccolo, umile di fronte alla maestosità e all'imponenza, eppure di farne parte. Come un sassolino su un sentiero. La montagna per me è rispetto, forza e determinazione ma anche umiltà e fatica. Silenzio, riflessione, introspezione, preghiera se vuoi. E capacità di ritrovarsi. Ogni volta sento il bisogno di andare, anche solo per una giornata, anche solo una semplice mulattiera o in un bosco, per ritrovare la carica e l'energia che questo vivere in città, un posto che non ho MAI sentito come casa mia, mi toglie. Casa è dove ti senti tu..io mi sento a casa in montagna. Ma una donna da sola e senza appoggi dove va?... questo più che un commento è uno sfogo, me ne rendo conto..non so se lo leggerai..e dubito mi risponderai..non so come funzionano queste cose, non ho social (no facebook e simili, giusto whatsapp perchè è gratis)..cercavo un modo per poterti contattare e ho visto questo. Ecco...grazie. Sono contenta che persone più o meno della mia età sentano certe cose ("to feel" rende più giustizia al significato di cui vorrei caricare il termine). Grazie Paolo.
    Elena

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  13. Grazie Claudio, Marina, Alessio, Roberta Heidi selvatica, Donata, Andrea, Marisa, Alberto. Ciao Matteo vecchio amico mio, bello ritrovarti qui! Ciao Giulia, purtroppo non posso fornire un indirizzo privato (in questo momento diventerebbe velocemente ingestibile), ma leggo sempre quello che scrivete qui, e ho tanti incontri pubblici in cui, se vuoi, possiamo scambiare due parole. Ciao Elena, grazie della lunga lettera: io penso che, di fondo, tu abbia bisogno di trovare persone simili a te, e che dalle relazioni poi possano nascere progetti di vita. Vieni al Richiamo della foresta in luglio! Lì ti capiamo di sicuro.

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  14. Ho letto il blog, ora inizierò a leggere"le otto montagne ". Mi piace, Paolo, come descrivi e come esprimi i tuoi sentimenti.
    Unisci il finito e l'infinito.
    Da poco ho ritrovato questa poesia che a me piace perché esprime sentimenti che ho provato e provo.
    " Vi è un incanto nei boschi senza sentiero
    vi è un'estasi sulla spiaggia solitaria
    vi è un asilo dove nessun importuno penetra in riva all'acqua del mare profondo
    e vi è un'armonia nel frangersi delle onde.

    Non amo meno gli uomini,
    ma più la Natura

    E in questi miei colloqui con Lei io mi libero da tutto quello che sono e da quel che ero prima
    per confondermi con l'universo.

    E sento ciò che non so esprimere
    e che pure non so del tutto nascondere.
    G. Byron

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